| Influenzato dall'ultima recensione che è stata fatta del locale, in netta controtendenza rispetto ad un articolo apparso sulla rivista "Dove" che consigliava ed inquadrava il ristorante fra i migliori di Milano per quanto riguarda i piatti di pesce, ho deciso di provarlo. Ebbene, pesce non ce n'era (ma siamo d'inverno); il giudizio sul ristorante è, però, ottimo. Il ristorante chiaramente "abruzzese", che prende il nome da un antico guerriero del VI secolo a.C. e rinvenuto nel 1934 a Capestrano, si trova nella zona "Ripamonti" in una piccola via dove si riesce, però, a parcheggiare. Quattro sono le sale per gli ospiti (chiamate "L'Aquila", "Pescara", "Chieti" e "Teramo"), di cui due nel seminterrato alla quale si accede da una bella scala in legno illuminata. L'ambiente può definirsi moderno-minimalista (e per questo può apparire un po' freddo, specie se presenti pochi commensali) dai tocchi rustici ed eleganti e dai colori dorati, in parte con mattoni a vista. Il personale è molto disponibile e si muove con destrezza. Lo Chef, abruzzese DOC ( la Sig.ra Luana Tantalo ), ha fatto la sua apparizione in sala ed ha chiesto se volevamo dei consigli ma abbiamo preferito fare di testa nostra leggendo il menu ed alcuni depliant presenti nel locale, non disdegnando peraltro i consigli della giovane cameriera di sala. La carta dei vini è tipicamente regionale (abruzzese) ma si sposa con i piatti del locale. Noi abbiamo preso un Montepulciano d'Abruzzo, Terre degli Eremi 2009, 13°. Come antipasto, dopo che ci è stato offerto un prosecco ed uno stuzzichino con verdurine, fra i vari piatti abruzzesi (formaggi, salumi, polpette cacio e uova, scamorza montebello e pizz' e foje) io e mia moglie abbiamo diviso uno sformatino di melanzane con mozzarella (che appare fra i "contorni") che è stato valutato molto positivamente: una sorta di parmigiana di melanzane ma gradevolmente meno dolce. Quando siamo passati ai primi dovevamo scegliere fra e zuppe e le paste fresche, tutte fatte in casa. Nonostante ci avesse tentato la zuppa di lenticchie-farro, abbiamo preso gli gnocchi di patate con sugo di papera muta (mia moglie) e gli spaghetti alla chitarra con sugo di castrato e scaglie di pecorino (quest'ultimo, indubbiamente, il piatto migliore della serata). Anche le altre paste, punti di forza del locale, erano comunque molto invitanti: tagliatelle al ragù di cinghiale, pappardelle alla lepre con ragù bianco (ossia, senza pomodoro), ravioli di formaggio e patate, ecc.. Come secondo, mia moglie amante della trippa (vedi le mie altre recensioni ad altri locali), ha preso questo piatto cucinato alla pennese, con pomodoro e cipolla. Io, tentato dallo stracotto di cervo con porcini, dallo spezzatino di agnello con carciofi e zafferano e dalle salsicce di fegato di maiale con pane unto nell'olio ed abbrustolito (un piatto non facile a trovarsi), alla fine, forse perché influenzato dal depliant del locale, ho optato - ed ho fatto benissimo - per gli arrosticini di carne di pecora fatti a mano, serviti con bruschette di pomodoro ed aglio e olio: un grande piatto delicatissimo, cucinato nella seconda saletta del locale, quella chiamata "Teramo". Come dessert (non una ricca scelta, ma questo, spesso, è un fattore positivo) io ho preso il Parrozzo, un dolce dannunziano con mandorle tritate ricoperto di cioccolato; mia moglie, invece, un ottimo gelato fatto in casa. Giudizio altamente positivo da consigliare e da tornare. Prezzo:38 da Il mangione.it |
| Cena di lunedi' 5 dicembre 2001 |






