Narra la leggenda, che San Domenico intorno all’anno 1000, dimorò anche nella valle Peligna, periodo in cui risalgono i suoi miracoli come taumaturgo. Cocullo, rammenta in questo giorno il Santo che li guariva dal veleno delle vipere e di altri animali rabbiosi con un rito antico diffuso nella Marsica e nella Valle Peligna: l’offerta dei serpenti come rituale propiziatorio alla Dea Angizia. Tra canti devozionali si snoda la processione, tra le strette vie del paese, con il santo miracoloso cinto dai rettili. La festa è scandita da momenti precisi: la raccolta della terra dietro l’altare per benedire i campi, la campanella tirata con i denti per evitare i dolori, e i ciambellati, pani sacri donati al Santo. Protagonisti della festa sono infine i “serpari” una sorta di figura sacra, che conosceva i segreti per catturare i serpenti evitandone i morsi velenosi.